Sustainable Jewelry Consulting
Christina Miller, con sede a Oxford, Ohio, è fondatrice e la principale consulente di Christina T. Miller Sustainable Jewelry Consulting. Christina e il suo team forniscono strategie, guiea e formazione relative all’approvvigionamento responsabile e alla sostenibilità per l’industria della gioielleria.
Ho una formazione come gioielliere e orafo, con studi sia a livello di scuola superiore che universitario. Inoltre, ho trascorso un anno a Firenze, in Italia, studiando come orafa presso LAO – Le Arti Orafe, una scuola orafa professionale.
Il mio viaggio in questo campo è stato in parte ispirato da una domanda che il mio defunto zio Klaus mi ha rivolto durante una visita: mi chiedeva se sapessi da dove provenissero i materiali per i miei gioielli. Aveva una vasta conoscenza della geologia e di come si formano e vengono estratti i minerali, e la sua domanda mi ha incoraggiato a esplorare ulteriormente questo argomento. All’epoca ero piuttosto giovane e solo alla scuola di specializzazione ho capito veramente la relazione tra gioiellieri e minatori. Durante quel periodo mi sono concentrata sull’estrazione dell’oro industriale su larga scala.
Questa esplorazione mi ha portato a co-fondare l’organizzazione Ethical Metalsmiths, che mira a sensibilizzare i produttori di gioielli e gli orafi sulle origini dei materiali utilizzati. Tuttavia, nel 2015, mi sono dimessa da Ethical Metalsmiths per avviare una società di consulenza incentrata sull’aiutare le aziende e le organizzazioni non profit a impegnarsi più profondamente nell’approvvigionamento responsabile e nella sostenibilità.
Negli Stati Uniti esiste una chiara distinzione tra i vari sottogruppi che compongono l’industria della gioielleria. Ci sono produttori indipendenti e designer, designer che esternalizzano la produzione del loro lavoro, rivenditori che creano le proprie grandi collezioni di gioielli e rivenditori che vendono pezzi realizzati da altri. Ci sono anche produttori che vendono all’ingrosso e grandi rivenditori che fanno fabbricare i loro prodotti a livello internazionale. Ciò crea un settore molto frammentato.
Parlando di gioielleria etica possiamo dire che è grazie a gioiellieri piccoli e indipendenti l’aver aperto la strada. Infatti, sebbene alcuni dei più grandi marchi negli Stati Uniti abbiano fatto passi da gigante nel corso degli anni, resta difficile per loro conoscere appieno le catene di approvvigionamento, tracciare le fonti dei metalli impiegati e creare quindi linee di prodotti veramente etici.
Ad esempio, fino al 2012, l’oro Fairmined era praticamente sconosciuto ai più. Poi nel 2014 è successo qualcosa per cui oggi l’industria della gioielleria ha maggiore consapevolezza dell’oro Fairmined. E’ infatti accaduto che i membri di Ethical Metalsmiths hanno organizzato un acquisto di gruppo di due chili di oro Fairmined in collaborazione con la raffineria statunitense Hoover & Strong. È incoraggiante sapere che oggi sempre più persone conoscono l’oro Fairmined.
Questa è una domanda difficile a cui rispondere. A volte dico che faccio tutto ciò che è indispensabile in questo momento per guidare i cambiamenti che ritengo necessari. Presso Christina T. Miller Consulting, abbiamo tre flussi di lavoro principali.
Il primo si concentra sulla collaborazione con aziende di gioielleria, sia grandi che piccole, consigliandole sulle strategie di approvvigionamento e sui piani di sostenibilità, in particolare per quanto riguarda l’acquisto dell’oro. Forniamo questo supporto in vari modi.
Il secondo prevede la collaborazione con organizzazioni no-profit che affrontano questioni sistemiche relative alle conseguenze date dall’utilizzo di materie prime di una determinata provenienza rispetto ad altre.
La terza area è quella della formazione per gli studenti dell’industria della gioielleria.
Più specificamente, gestisco programmi che aiutano i gioiellieri a stabilire pratiche di approvvigionamento responsabili e a creare attività che aiutano ad affrontare le maggiori sfide del settore. Quando si lavora con organizzazioni non profit lavoriamo spesso per creare reti virtuose e sviluppare programmi di sostenibilità a 360°.
Alcune delle organizzazioni no-profit con cui abbiamo collaborato sono:
– AMAZON AID https://amazonaid.org/
– IMPACT https://impacttransform.org/en/
– KPCSC – Kimberley Process Civil Society Coalition
– ZAHABU SAFI PROJECT (Oro Pulito) dell’USAID https://www.levinsources.com/what-we-do/zahabu-safi-gold-drc
Sì, ho visitato alcune miniere (mi piacerebbe visitarne molte altre…). Alcune delle mie visite sono state organizzate dall’Alliance for Responsible Mining (ARM).
Nel mio primo viaggio in realtà non ho visitato miniere artigianali ma, con la mia collega Susan Kingsley, co-fondatrice di Ethical Metalsmiths, siamo andate a vedere miniere di scala industriale. Era il 2007: alcune miniere erano abbandonate, altre ancora attive e altre solo ancora “su carta”. Questo primo viaggio prevedeva una sosta nel Nevada settentrionale, dove avviene la maggior parte dell’estrazione dell’oro negli Stati Uniti. È stato qui che io e Susan abbiamo incontrato un’attivista nativa americana, la defunta Carrie Dan (1933-2021). Carrie ha condiviso con noi un po’ della sua storia e della sua esperienza nella lotta per i diritti del suo popolo, gli Scioscioni (ndr: Gli Scioscioni, conosciuti come il popolo del serpente, sono Nativi Americani appartenenti all’area delle Grandi Pianure e di ceppo linguistico affine a quello dei Comanche.).
Nel 2013 mi sono recata in Perù con un viaggio organizzato da ARM per visitare la miniera Aurelsa, miniera di piccola scala, di roccia dura, situata nel deserto di Atacama, oggi non più operativa. Questa era la miniera da cui 23 membri di Ethical Metalsmiths avevano acquistato i primi 2 kg d’oro – come dicevo poco fa -in collaborazione con la raffineria statunitense Hoover & Strong.
L’ultimo mio viaggio è stato nel 2018, sempre organizzato da ARM, viaggio in cui ho conosciuto Francesco Belloni. Questa volta siamo andati in Colombia, e anche quello è stato un viaggio davvero importante, perché l’ultima miniera che abbiamo visitato in quel tour è stata la miniera di Gualconda. Abbiamo aiutato in modo concreto il direttore della miniera, Rolberto Alvarez, a trasformare un’area contaminata dal mercurio. Al termine del viaggio, infatti, abbiamo organizzato una raccolta fondi che ha consentito ai minatori e alla loro comunità di spostare e immagazzinare in sicurezza il terreno contaminato, utilizzando metodi approvati da un geoscienziato. Oggi è davvero difficile immaginare quanto la zona fosse inquinata.
Visitare le miniere è stato molto importante per la mia comprensione della catena del valore dell’oro e delle difficili realtà fronteggiate dai minatori e dalle loro comunità. Siamo sempre alla ricerca di modi in cui i gioiellieri possono contribuire a sostenere un’estrazione mineraria più responsabile. Poter vedere in prima persona qual è la realtà mineraria delle miniere di piccola scala e comprendere il ruolo fondamentale che l’oro ha nella vita delle persone che gestiscono e lavorano nelle miniere, è stato davvero sorprendente. Oggi posso dire di avere una comprensione più profonda di come funziona tutto il sistema.
Tutta la mia famiglia materna è in Italia, ad eccezione di mia madre, mentre la parte di mio padre è qui negli Stati Uniti. La mia famiglia materna è originaria del Trentino-Alto Adige, nel nord Italia, in città come Bolzano e Bressanone. È stato mio zio Klaus, come vi dicevo, a sollecitare in me l’idea di saperne di più sulle origini dei materiali utilizzati in gioielleria. I miei genitori si sono conosciuti in Italia e mia madre si è trasferita negli Stati Uniti. Da bambina venivo spesso in Italia ma ora un po’ meno. Sono riuscita a tornare quest’estate però! Durante il viaggio ho visitato la gioielleria Gioielli&Tentazioni di Bolzano che rivende i gioielli di Ethical Jewels by Gioielleria Belloni perché volevo incontrare le persone eccezionali che hanno scelto di vendere gioielli etici realizzati con oro e argento Fairmined.
Immagino un futuro per la gioielleria etica in cui oro, diamanti e pietre preziose non siano più visti come semplici materie prime ma apprezzati come i tesori rari e preziosi della nostra Terra. Nel futuro che immagino, il profondo rispetto per questi materiali sarà evidente in ogni pezzo creato, con una lavorazione artigianale ad opera di orafi consapevoli e responsabili. Questo cambiamento di prospettiva potrebbe essere un fattore chiave per porre finalmente fine all’uso del mercurio nell’estrazione dell’oro, per promuovere pratiche più sicure nell’estrazione delle pietre preziose e per dare priorità alle persone e alle loro comunità. L’obiettivo è proteggere sia le persone che il pianeta.
Con una maggiore consapevolezza dei consumatori le vere storie dietro i materiali per gioielleria possono essere condivise, portando a uno sviluppo autentico e sostenibile nelle comunità minerarie. Man mano che sempre più persone comprenderanno l’impatto umano e ambientale dell’approvvigionamento di determinati materiali rispetto ad altri, vedremo aumentare l’attenzione al modo in cui estraiamo, produciamo e restituiamo poi alla Terra. Ciò ispirerà nuovi standard e leggi più forti che daranno priorità alle pratiche etiche.
Immagino un mondo in cui riportare la terra al suo stato naturale dopo l’estrazione mineraria non sia solo un auspicio, ma una pratica fondamentale, che riceva i dovuti finanziamenti; un mondo dove le persone pretendano che i luoghi che ci danno tanta bellezza siano in cambio protetti e resi fertili. In definitiva, vorrei vedere un mondo in cui i nostri valori, il rispetto per le persone e l’ambiente, si riflettano perfettamente in ogni prodotto che creiamo e in ogni acquisto che facciamo, colmando il gap tra ciò a cui diciamo di tenere a parole e il modo in cui concretamente agiamo nel mondo.